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L'idea e' buona ma la cura e' sbagliata
Risposta all'editoriale di Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera
17 Settembre 2009 - Il Corriere della Sera pubblica un editoriale di Francesco Giavazzi che tratta di mercato del lavoro e di fisco. L'analisi e' corretta ma la cura che si propone, ossia la riduzione delle aliquote fiscali, e' profondamente sbagliata.

Partendo dal fatto che in Italia la percentuale della forza lavoro1 che partecipano attivamente al mercato del lavoro2 e del 63%, 10 punti in meno della Spagna e 13 punti in meno della Germania, Francesco Gavazzi analizza le motivazioni di questa differenza.

Non tutta la differenza puo' essere attribuita al ruolo delle donne all'interno della famiglia, infatti anche per quanto riguarda gli uomini la percentuale degli italiani attivi e' inferiore alle altre nazioni europee.

Tra le altre cause c'e' la scarsa appetibilita' dei redditi da lavoro "onesto" se comparati con i redditi da capitale e ai redditi da lavoro "disonesto". Dove tra i redditi da lavoro disonesto vanno inclusi anche tutti i redditi da lavoro sui quali pero' non vengono pagate le tasse.

Il fatto e' che i redditi da capitale sono tassati solo al 12.5% mentre i redditi da lavoro mediamente oltre il 30% (senza contare i contributi). Quindi sarebbe necessario abbassare le aliquote sui redditi da lavoro e alzare quello sui redditi da capitale.

Fino a qui tutto bene, ma poi Gavazzi lancia la sua proposta: le 3 aliquote proposte da Berlusconi.

Questa proposta e' sbagliata, perche' non risolve il problema da cui Gavazzi la fa scaturire anzi a ben vedere lo peggiora.

Innazitutto va detto che sono proprio i giovani ad essere maggiormente esclusi dal mercato del lavoro, generazione "ne studio ne lavoro" la chiamano. Questi giovani non hanno certamente redditi alti e quindi una riduzione delle aliquote piu' alte non incentiverebbe certo questi a cercarsi un lavoro, infatti di questo godrebbero soprattutto coloro che sono gia' all'apice della piramide dei redditi. Non solo, va tenuto conto che uno dei motivi per cui i giovani non partecipano al mercato del lavoro e' che utilizzano la famiglia come fonte di reddito. I genitori che ormai hanno raggiunto un buon livello di reddito finanziano i figli che quindi non hanno bisogno di cercarsi un lavoro. Quindi abbassare le tasse sui genitori non farebbe certo venire piu' voglia di lavorare ai figli. Infine anche gli alti redditi da lavoro sono una rendita di posizione: con il fatto che in Italia non si possono ridurre gli stipendi, chi prende tanti soldi continuera' a prenderli finche' non smette di lavorare.

Concordo con Gavazzi che e' necessario tassare maggiormente le rendite da capitale, ma per quanto riguarda le aliquote vanno meglio distribuite abbassando le tasse sui redditi medio-bassi (sotto i 50 mila euro lordi anno per intenderci) e alzare quelle sui redditi piu' alti. Quindi piu' aliquote e non meno.

Dall'altro lato va stimolta la mobilita' tra le classi attraverso il lavoro. L'Italia e' un sistema ingessato dove il figlio dell'avvocato fa l'avvocato e il figlio dell'operaio, anche se studia, al massimo lavorera' al call center. L'Italia e' un posto dove un impiego statale e' ancora un sogno e dove solo rubando o vincendo all'enalotto si puo' progredire nella scala sociale. Fino a che queste barriere alla mobilita' tra le classi non verranno rimosse e fino a che le pensioni dei genitori servono per finanziare i figli, non aspettiamoci miglioramenti.


Note
1 Tutti i cittadini tra i 15 e i 65 anni.
2 Tutti coloro che lavorano o che stanno cercando un lavoro.

Staimanzo.com
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L'editoriale di Giavazzi
Il Corriere sulla disoccupazione giovanile
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