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Viaggio veloce su questo nuovo treno
Scritto nel Marzo 2009
Il 6 Marzo 2009 mi stavo recando a Roma per lavoro con il treno ad alta velocita' Freccia Rossa. Eravamo nel momento piu' nero della crisi, ma anche allora ero convinto che ce l'avremmo fatta, solo che per fracela non si poteva continuare come prima, bisognava cambiare.

Viaggio veloce su questo nuovo treno di questa povera e vecchia Italia. Tre ore e mezza per fare Milano Roma, quasi un miracolo. Si, un miracolo della tecnologia di cui, nonostante tutto, siamo ancora capaci.

Guado fuori dal finestrino e vedo le auto e i camion sull'autostrada e dietro la distesa bruna della campagna pronta per una nuova stagione di futtuosi raccolti.

C'e' la crisi, dicono. Una crisi profonda, una crisi cattiva che cambiera' per sempre il mondo e il nostro modo di essere. Una crisi dovuta soprattutto perche' abbiamo vissuto sopra le nostre possibilita', una vita a credito, la chiamavano, che ci ha dato in cambio un futuro pieno di debiti.

Il treno accelera, piove ancora, ma la pimavera e' ormai nell'aria, la terra e' pronta e, guardandola, si pensa che nessuna crisi potra' mai colpirci finche' vivremo nella terra piu' fertile del mondo.

Ora attraversiamo un fiume, e' marrone di fango e di vergogna raccolta lavando via lo sporco dalle ferite. C'e' molta acqua la stagione sara' buona.

Dicono ce dovremmo avere paura, non c'e' lavoro, aumenta la disoccupazione, crolla la borsa, calano i consumi, aumenta il debito pubblico e diminuisce il PIL. Recessione! Ma di cosa dovremmo avere paura? Non abbiamo forse ancora le nostre mani per lavorare e i nostri cervelli per inventare qualcosa di nuovo? Il nostro sapere, la nostra tecnologia, la nostra produttivita' sono in continua crescita, dove e' la recessione? Il progresso non e' legato ne al PIL ne hai consumi, ma al benessere e alla liberta'.

E poi dai, gia' lo sapevamo tutti: se oggi spendi piu' di quello che guadagni, domani dovrai tiare la cinghia.

C'e' crisi, si', e' in crisi un certo modello e certi valori, ma un modello nuovo di societa' vedra' la luce se lo vogliamo, che ribalta il teorema di John Adams: il bene della societa' e' il bene dei singoli individui.

6 Marzo 2009

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marcello.novelli@gmail.com
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