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Il Movimento
Non sappiamo cosa vogliamo, ma sappiamo cosa non vogliamo
Monedero, leader degli Indignados in Spagna, alla fine di un libro inutile in cui dice un po' di tutto, chiarisce quella che è la natura del suo movimento e di molti movimenti come il suo che in questi anni hanno detto che così non va bene ma che hanno fatto molta fatica a proporre un'alternativa.


Leggere il libro di Juan Carlos Monedero, leader degli Indignados spagnoli, è stato per me molto difficile. Abituato ai testi scientifici e a quelli storici trovo antipatici i libri che continuano a girare su se stessi senza indicare dove si vuole arrivare e, farcire il testo di continue citazioni, è un buon espediente per dare peso alle argomentazioni, ma non fa che rendere evidente che non si sa dove si vuole andare a parare.

Un paio di volte l'ho mollato e ripreso, poi con un colpo di reni mi sono lanciato verso la fine. Mancava un attimo alla sua definitiva archiviazione sullo scaffale dei libri dimenticati, a pagina 206 su 220, ecco il riassunto e la tesi che tutto il parlottare precedente voleva sostenere:

"[...] Il movimento non è la risposta definitiva alla sclerosi del capitalismo neoliberista e della democrazia rappresentativa: è la diagnosi della loro malattia. Perché ammalarsi con loro? Non è un partito ne deve diventarlo subito. Un partito è un mezzo per raggiungere un fine. Il movimento è un fine in se stesso: una grande conversazione che, a forza di sapere cosa non vuole, alla fine saprà cosa vuole. La politica indignata nasce come domanda, non come risposta.

Tuttavia, per non essere solo fumo purificatore, il movimento deve affrontare anche l'ora della verità del potere politico. E' chiaro che bisogna chiudere alcune questioni. Ma senza imitazioni che lo condannerebbero a ripetere gli errori del passato. Senza leader, senza programma, senza ossatura, il rischio di scomparire nel riflusso c'è sempre." [1]

Ecco qui la spiegazione semplice, scritta nero su bianco da uno dei suoi leader, della politica degli indignati: "Non sappiamo cosa vogliamo, ma sappiamo cosa non vogliamo". Almeno fino a che non siamo al potere non vogliamo gli inceneritori e non vogliamo l'austerità imposta dalla Troika. Poi una volta arrivati al governo, sia esso il Comune di Parma o la Grecia, facciamo quello che fanno tutti gli altri politici (intendo quelli che lavorano per il bene comune), ovvero prendiamo decisioni sensate.

Sta tutto qui il punto: quello che propongono i movimenti (almeno la parte sensata delle loro proposte) prevede un cambiamento radicale delle cose, prevede un periodo in cui l'attuale sistema non ci sarà più e non ci sarà neanche quello promesso. In mezzo ci sarà un periodo di sconvolgimento dove le cose andranno decisamente male, ci sarà la rivoluzione e le rivoluzioni sono più o meno tutte come quella francese.

Quindi, quando non si è al governo si promette il "paradiso", appena si va al governo, dato che l'inferno non lo vuole nessuno, ci si accontenta di offrire il solito purgatorio, anche perchè questo purgatorio, per la maggior parte di quelli che protestano, per quelli che riempiono le file dei movimenti e soprattutto per quelli che li guidano, non è affatto male.

Marcello Novelli, 8 Agosto 2015


[1] Juan Carlos Monedero - "Corso urgente di politica per gente decente" - Feltrinelli, 2015 (pagina 206).

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marcello.novelli@gmail.com
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