
- Logo dell'iniziativa: porte chiuse, luce accese sulla cultura -
La manovra finanziaria avrà effetti dirompenti anche sulla cultura italiana.
A questo proposito Federculture e ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) promuovono una mobilitazione nazionale per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica sulle pesanti ricadute dei tagli al sistema culturale.
L’iniziativa "Porte chiuse, luci accese sulla cultura", ha raccolto un’ampia adesione da parte di amministrazioni, enti e aziende di settore e coinvolgerà musei, biblioteche, siti archeologici, strutture culturali e dello spettacolo, parchi e riserve naturali. L'iniziativa è sostenuta anche del FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Questa volta non si tratta solo di tagli, pur molto consistenti:
- circa 280 milioni tra tagli diretti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali
- decurtamento del Fus e dei trasferimenti statali agli enti culturali
- riduzioni a carico dei Comuni che, secondo prime stime, potrebbero pesare sul settore per circa 800 milioni di euro nel prossimo biennio
- un combinato di articoli contenuti nella legge, la cui applicazione disegnerà un quadro generale nel quale l’intervento pubblico dovrà fare totalmente marcia indietro, rinunciando di fatto alla possibilità di attuare politiche culturali, sia a livello nazionale che regionale e locale.
Nel prossimo anno il budget del Ministero per i Beni e le Attività Culturali crollerà a 1,5 miliardi di euro, circa lo 0,21% del bilancio statale.
Quindi lo Stato spende 21 centesimi in cultura ogni 100 euro e, parametrato alla popolazione italiana equivale ad una spesa procapite di 25 euro.
Cifre irrisorie per l’ampiezza e la complessità del nostro patrimonio e le esigenze di conservazione, valorizzazione e promozione cui bisognerebbe assolvere.
La Francia, ad esempio, ha una spesa statale procapite per la cultura di 46 euro, quasi il doppio della nostra.
Con investimenti di tale esiguità è impensabile non solo la sopravvivenza ma lo sviluppo del settore culturale che pure ha enormi potenzialità.
Il potenziale anche economico della cultura è d'altronde ampiamente dimostrato dai dati che ci dicono, ad esempio, che in Italia ci sono oltre 900mila imprese operanti in attività legate al settore culturale e creativo e che, ancora nel 2009 in piena crisi, la spesa delle famiglie italiane per la cultura ha rappresentato il 7% della loro spesa complessiva. Si andrà, invece, come chiaramente segnalano gli organizzatori della mobilitazione, verso un’ulteriore perdita di offerta, servizi e occupazione. Se non si interviene per tempo nel Paese non ci sarà una politica culturale da parte dello Stato, né delle amministrazioni locali, né tantomeno dei privati.
Una politica superficiale e miope sta colpendo nel profondo il diritto dei cittadini alla cultura, l’accesso alla conoscenza e alla fruizione del nostro immenso patrimonio collettivo, che è alimento essenziale per il benessere e la crescita.
Per questo il 12 novembre si chiuderanno le porte o si faranno iniziative di sensibilizzazione locale, per accendere i riflettori sulla cultura italiana e sul suo futuro a rischio.
Pubblicato da Franca Marchesi, 10 Novembre 2010
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