Vent’anni fa – per dire un tempo imprecisato come nelle fiabe – a Cassina esisteva un Consultorio famigliare dove si poteva fruire di servizi pubblici qualificati di assistenza nella contraccezione, nella gravidanza e nei primi mesi dopo il parto, nella prevenzione oncologica, nella consulenza psicologica e legale di coppia; un Consultorio dove esisteva un’equipe psicopedagogica alla quale, tra l’altro, potevano rivolgersi gli insegnanti per consulenza sui casi problematici.
A scuola c’era un’infermeria col medico scolastico e/o un’infermiera. Se un insegnante era assente, veniva sostituito da un collega quasi sempre della stessa disciplina, perchè esisteva un "pacchetto" di ore destinate alle supplenze brevi. C’erano le compresenze che consentivano, nel piccolo gruppo, una didattica attiva, progettata per recuperare/potenziare motivazione e abilità o per far emergere attitudini e talenti.
Ad esempio alla scuola media erano attivi un laboratorio di informatica gestito da due insegnanti di matematica parzialmente distaccate dall’insegnamento, uno di audiovisivi dotato di attrezzatura per il montaggio e di un tecnico di laboratorio, uno spazio di progettazione/bricolage/artigianato, un laboratorio di cucina, più varie occasioni formative, a integrazione delle singole discipline, quali progetti di orientamento ed educazione alla cittadinanza, laboratori di scrittura creativa e gruppi di recupero su specifici progetti.
Per garantire a tutti la partecipazione a viaggi d’istruzione erano possibili quattro o cinque quote a parziale o totale copertura da parte dei servizi sociali comunali. La diversa abilità si chiamava handicap, ma ne era garantita l’integrazione con adeguate ore di sostegno. C’erano tre applicate di segreteria e due o tre bidelli per piano. Il dirigente era una presenza di rilievo nell’istituto, conosceva i ragazzi e viceversa. L’aggiornamento era obbligatorio a certi livelli o comunque previsto per tutti. Per il lavoro collegiale e la programmazione i docenti avevano 180 ore, poi ridotte a 140, quindi a 40, adesso al "minimo burocratico".
Oggi le classi sono più numerose di quanto consentirebbe l’agibilità delle aule; se manca un insegnante, gli alunni vengono distribuiti su altre classi per assicurare almeno la vigilanza; tutti i docenti devono completare il loro orario in ore di lezione frontale; così un ragazzino può avere anche quattro insegnanti di lettere e l’organico è peggio di un sudoku mal soluto; non ci sono più ore per compresenze, né per supplenze brevi, né per l’ora di "alternativa" alla religione per i non cattolici. I referenti di progetti d’eccellenza dell’istituto, quali educazione musicale o educazione motoria, ora tappano buchi per il sostegno ai diversamente abili.
La segreteria è diventata un locale dismesso, l’infermeria pure e i bidelli sembrano una specie in estinzione.
Il dirigente è un reggente, con il dono dell’ubiquità/invisibilità in una quantità assurda di plessi scolastici in più istituti.
Sopra una scuola già spolpata dal Ministero all’istruzione, sfrondato anche dell’aggettivo "pubblica", una scuola deprivata, goccia dopo goccia, di ogni risorsa qualificante, si calano ora anche i tagli dell’amministrazione locale, d’un colpo, del 59%1.
Nessuno si fa più troppe domande. In passato si sarebbe sollevato un polverone per molto meno... Quello che è chiaro, sotto il sole come sotto la pioggia, è che le nostre giovani creature portatrici di futuro stanno pagando un prezzo immeritato e non privo di conseguenze.
Franca Marchesi, 14 Dicembre 2010
1Dividendo il contributo di 20.000 euro per il numero degli alunni del comprensivo si ottengono circa 16 euro ad alunno contro i 39 euro circa dello scorso anno, con un taglio del 59% (mi scuso se ieri sera ho fatto un conto sbagliato). I progetti che vengono tagliati servono a qualificare l’offerta formativa, dando ai bambini e ai ragazzi strumenti per la migliore consapevolezza di sé, per crescere più sani e armonici, per stare meglio a scuola, per accrescere il patrimonio di cultura e di esperienza, per affinare sensibilità, per migliorare la conoscenza del mondo che li circonda.
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