Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
150° Non solo Risorgimento
Un occasione per ripartire
Le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unita' d'Italia devono essere l'occasione per riscoprire le radici comuni e per ripartire. L'Italia e' stata la culla della cultura europea e mondiale, oggi puo' e deve ricominciare a crescere.

Che cosa unisce l’Italia, questo stivale spigoloso, questa accozzaglia di paesaggi, di etnie, di parlate, di gastronomie e di usanze che solo un astuto tiranno è riuscito per vent’anni a omologare col programma “libro e moschetto”, comunicando una scossa alla massa quando dal pulpito berciava: ”Italiani!!!”?

Dopo quella stagione, il capolavoro prodotto dai Padri Costituenti non è bastato a far maturare l’Italia nel cuore degli Italiani. La parola stessa “patria” si colorava di nero e veniva evitata. I governi della prima repubblica curavano però l’identità dei piccoli italiani, inserendo nelle scuole, in occasione delle patrie celebrazioni, l’Inno, i filmati e gli opuscoli sul Risorgimento e la Resistenza; fu poi introdotta nei programmi scolastici l’Educazione civica improntata alla Costituzione. Tuttavia la fragile e immatura appartenenza degli italiani non ha retto alla successiva potente mutazione del cittadino in spettatore e in consumatore con qualche “utilizzatore finale”...

Oggi in realtà nessuno in Italia può dirsi cittadino europeo se non si sente italiano. La nostra coscienza della cittadinanza nazionale è però alle corde: scordando il senso delle istituzioni, perdendo per strada il valore del voto, ci siamo ritrovati come se si fosse chiusa una porta di cui abbiamo perso la chiave.

La ricorrenza del 150° dunque deve essere un’occasione in cui chiedersi con forza: che cosa unisce l’Italia? Cosa c’è alla base della sua unificazione? Una nozione geografica? L’organizzazione economica? La furbizia nell’arrangiarsi? La tenacia nel credere alle illusioni?

Un territorio frammentato da una grande diversità di paesaggi e di climi, ridotto ad un puzzle da una storia millenaria di separazioni politiche e di interazioni tra popoli, consuetudini e classi diverse è unificato dalle radici culturali greco-latino-cristiane: nel medio evo Dante, padre della lingua italiana, era già europeo in quanto la sua cultura spaziava da Alberto Magno (tedesco), ad Abelardo (francese) a Ugo di san Vittore (scozzese); nel 1400 l’Italia era un polo d’attrazione per artisti di ogni dove che affrontavano viaggi lunghi e pericolosi per scendere a Pisa, a Siena e in altre città a formarsi alle botteghe del nostro Umanesimo; nel 1500 pittori, architetti, scultori artigiani italiani godevano di un prestigio insuperato che ha sfidato i secoli e l’incuria; nel 1600 è stato un italiano (Galileo) a fondare una nuova idea di sapere: il metodo della nuova scienza che farà dell’Europa un punto di riferimento nei secoli successivi.

Poi, naturalmente, hanno unificato l’Italia le grandi rivoluzioni romantiche e la diplomazia politica, ma alla base del DNA nazionale ci sono queste radici culturali che hanno fatto sì che più di metà del patrimonio artistico-culturale del mondo si trovi in questo spigoloso e ingrato stivale.

In occasione delle celebrazioni per il 150° facciamo dunque un gesto di attenzione e di richiamo alla nostra unità culturale, per riscattare questo “mondo avvolto dalle tenebre dove si saccheggiano le stelle” (Gilbert Sinoue).

Realizziamo un progetto, un investimento mirato a recuperare e valorizzare qualcosa del nostro ingente patrimonio; un gesto che dimostri che gli italiani si vogliono un po’ più di bene; un gesto che può accomunare una vera destra, un vero centro e una vera sinistra contro la trasformazione del conflitto politico nella barbarie dello “scontro di inciviltà”.

Franca Marchesi, 16 Febbraio 2011


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Franca Marchesi
16 Febbraio 2011
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