Il Preside del Collegio San Carlo di Milano, Osvaldo Songini, è intervenuto sabato scorso ad Agrate Brianza al Convegno "Buon compleanno, Italia!": una presentazione chiara e puntuale di un progetto impeccabile che fa dell’educazione alla cittadinanza multipla, italiana, europea e cosmopolita, un percorso tradizionale di viaggi, ritualizzato in modo da coinvolgere gli studenti dalle prime classi della primaria fino al diploma.
Chi non vorrebbe per i propri figli una simile ricchezza culturale, dato poi che, soprattutto in Lombardia, non mancano gli incoraggiamenti economici? L’impressione è di ammirata adesione di fronte ad un ventaglio di esperienze di alto valore formativo, praticato in una scuola cattolica illuminata, aperta anche a studenti ebrei, musulmani, induisti... Ma presto vi si unisce una sensazione di crescente disagio: si è cittadini, viene da pensare, si pensa agli altri. Per quanto si faccia, non è la scuola di tutti. La chiamano scuola paritaria, ma sappiamo che oggi è una scuola privilegiata perché la ”politica della lesina” di nuovo stampo l’ha risparmiata.
Anche molti Istituti Comprensivi di Stato avevano inserito nel loro Piano dell’Offerta Formativa progetti di viaggi centrati sulla formazione del cittadino che interessavano le varie fasce d’età. Se oggi è spesso impossibile mantenerli, non è perché gli insegnanti sono stati costretti a rinunciare a 12 euro di diaria al giorno, come qualche affermazione fuorviante suggerisce. E’ perché i tagli progressivi degli ultimi anni hanno abbattuto le risorse della scuola di Stato e hanno implacabilmente contratto gli organici; hanno costretto insegnanti e dirigenti in un modello orario che non lascia più spazio per niente di tutto ciò che faticosamente nei decenni si era costruito ad elevare la qualità della scuola di Stato; comportamento politico seguito, ahimè, anche da molte amministrazioni comunali che hanno cancellato i Piani per il diritto allo studio con relativi stanziamenti.
Dunque, chi alla scuola di Stato ha trovato "maestri" che hanno saputo insegnargli ad imparare e a rispettare la cultura e le culture; chi è cresciuto nella scuola di Stato come cittadino, imparando che si diventa adulti non solo come individui, ma anche come comunità; chi nella scuola di Stato ha maturato la serietà dell’impegno, il senso della legalità, l’attenzione agli svantaggiati; chi ha speso per decenni passione e professionalità lavorando nella scuola di Stato; chi ha mandato alla scuola di Stato i propri figli con orgoglio, affrontando assieme ad altri genitori le difficoltà, quando si sono presentate, tutti costoro sono stati prima "mazziati" con i tagli riservati alla scuola pubblica e poi "resi cornuti" dagli attacchi del Presidente del Consiglio sferrati in un consesso di cattolici dei quali voleva "captare la benevolenza".
Tutti costoro si sentono insultati da un intervento sulla scuola che non spende cristianamente una parola per chi, come la scuola di Stato, non può più nemmeno permettersi di sognare una offerta così ricca per i propri studenti.
Franca Marchesi Ubertis, 7 marzo 2011
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