Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Il volontariato fa miracoli
Ma non puo' sopperire allo smantellamento dello stato sociale1
Il volontariato non può essere il modo per compensare lo smantellamento dello stato sociale previsto da più di quindici anni di politiche socialmente ottuse. L’attenzione prestata al welfare e allo stato sociale è sempre stata considerata un indicatore di progresso e di democrazia. Quando si parla oggi di impoverimento e nuove povertà, vengono però generalmente descritte le situazioni di indigenza solo come conseguenza della crisi e dell’aumento della disoccupazione; raramente si chiamano in causa i tagli graduali e inesorabili, anno dopo anno, proprio su quei servizi che contenevano l’impoverimento.

Il volontariato è una cosa bellissima, fa miracoli: la moltiplicazione del bene fa stare bene chi lo fa e accende luci di speranza dove è di casa la disperazione più rassegnata. Il volontariato cresce nell’ossigeno della gratuità in un mondo inquinato dal grasso che cola dell’interesse, del tornaconto, dell’arraffo, del cieco accaparramento che ottura le arterie dei legami sociali, inaridendo qualsiasi valore.

Il volontariato, sia pure sempre più organizzato e preparato, non può e non deve essere però la bacchetta magica per risolvere tutti i bisogni, per evitare che i deboli diventino esclusi e si esasperino i conflitti sociali. Le organizzazioni della solidarietà su base volontaria sono una preziosa risorsa che integra e alimenta – ma non può sostituire - il welfare, quella terza colonna, insieme a capitale e lavoro, su cui si sono sorrette le democrazie europee dall’ultimo dopoguerra.

Non è possibile scaricare sul volontariato, con una frettolosa lavata di mani, tutti i danni sociali prodotti dall’abbattimento di qualsiasi ridistribuzione dal basso dei redditi, senza il minimo supporto pubblico, senza un contributo, senza una forma di riconoscimento. E’ stato scritto giustamente “In democrazia la solidarietà sociale ha bisogno di qualcosa di più della beneficenza”(Ezio Mauro).

Invece abbiamo assistito impotenti e spesso indifferenti ai tagli sui servizi, anno dopo anno, fino allo smantellamento dello stato sociale, mentre le emergenze venivano sempre più scaricate (non "delegate", che comporta comunque una cooperazione) sul buon cuore dei volontari... e ogni volta che si parla di impoverimento e nuove povertà ci si riferisce sempre agli stipendi che non ci sono o sono decurtati; si attribuiscono le responsabilità all’austerità delle politiche dell’attuale governo, alla crisi e alla disoccupazione, mai alle passate politiche di attacco e disattenzione al sociale: dalla sanità all’immigrazione, passando per l’istruzione pubblica, le politiche per la casa e quelle per la famiglia.

Il volontariato non deve incoraggiare questa disattenzione della politica o si impoverirà esso stesso. Sta già accadendo in alcuni settori, anche se la solidarietà continua in tanti casi a fare miracoli.

Franca Marchesi, 21 Novembre 2012


1Lettera aperta in occasione del Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano presentato Martedì 20 Novembre 2012 nell’ambito del convegno: :Reti di solidarietà: una risorsa contro la crisi".


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Franca Marchesi
21 Novembre 2012