Gli interventi a sostegno dell’informatizzazione della scuola italiana (banda larga, e-learning, scuola digitale...) sono considerati della massima importanza e raccolgono un consenso politico allargato se non unanime.
Dopo anni di durissimi tagli al budget del MIUR1, imposti dal motto dissennato "con la cultura non si mangia", l’aumento della spesa per l’istruzione verrebbe ora indirizzato a colmare il gap tecnologico in una scuola ridotta a fanalino di coda nell’elenco dei paesi europei riguardante le politiche e gli investimenti per l’istruzione. Ormai da più parti "l’istruzione inefficace" è citata come una delle cause della mancata crescita e si evidenzia il ruolo strategico e finalmente decisivo dell’investimento nel "capitale umano", come si dice nel documento dei cosiddetti saggi (o facilitatori, come si sono autodefiniti).
Nelle 53 pagine + allegati, pubblicate integralmente sul sito del Quirinale oltre alle emergenze del mondo economico finanziario e del lavoro, tale documento, al paragrafo 4.4 col titolo "Potenziare l’istruzione e il capitale umano", ha infatti affrontato la materia dell’istruzione con alcune specifiche proposte, profilando una precisa strategia di politica scolastica, da costruire a partire dai dati forniti dal sistema di valutazione. Punti essenziali:
- Riduzione dell’abbandono scolastico mediante il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo, individuando percorsi specifici per i ragazzi maggiormente a rischio, finalizzati al rafforzamento delle competenze di base: comprensione dei testi, competenze logico-matematiche e applicazione del metodo scientifico;
- Aumento consistente dei fondi per il diritto allo studio portando, in particolare, il Fondo Integrativo Statale delle borse di studio a 250 milioni di euro annui;
- Potenziamento delle iniziative finalizzate ad insegnare stili di vita salutari nelle scuole e nelle università, promuovendo, sul modello americano, l’eliminazione dai distributori automatici collocati nelle scuole di cibo e bevande ad alto contenuto calorico;
- Miglioramento indispensabile dell’infrastruttura di rete delle scuole, attualmente dimensionata per la gestione amministrativa, anche in vista dell’adozione dei libri digitali, prevista progressivamente dal 2014;
- Per l’università, sostegno all’alternanza scuola-lavoro mediante un apprendistato universitario sul modello tedesco o austriaco, due paesi in cui la disoccupazione giovanile è molto contenuta. Si tratterebbe di corsi di laurea triennali in cui lo studente lavoratore potrebbe acquisire metà dei crediti del corso in azienda e metà dei crediti in università.
Nel punto 4.8, il cui titolo è "Questione meridionale e questione settentrionale", il documento si occupa anche del divario tra nord e sud quale emerge dalle rilevazioni INVALSI e da quelle internazionali (PISA).
Le scuole statali intanto sopravvivono con i contributi economici "volontari" delle famiglie, quando non addirittura di alcuni docenti. Non voglio entrare nella polemica scuola statale e paritaria, comunque pubblica, o scuola di tutti e scuola paritaria, confessionale e non, comunque privata.
Mi piacerebbe però, quando si parla di scuola, che si chiarisse se per diritto allo studio intendiamo un’istruzione pubblica statale in cui tutti hanno diritto di trovare percorsi educativi e didattici adeguati e un’offerta formativa competente, pluralistica e aperta, oppure se intendiamo la libertà per le famiglie di scegliere una scuola orientata secondo i propri principi: quale diritto deve essere sostenuto economicamente con denaro pubblico?
Gli organismi collegiali della scuola, Consigli d’Istituto, di Classe e Interclasse, potrebbero ancora come un tempo essere efficaci gruppi di pressione in una gestione della scuola pubblica statale orientata al futuro e non alla mera sopravvivenza?
Informazione, aggiornamento e volontà di operare scelte coraggiose, cioè politiche, potrebbero illuminare il percorso di ripresa culturale dell’istruzione.
Franca Marchesi, 30 aprile 2013
1Ministero dell'Istruzione, Universita' e Ricerva.
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