Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Per una citta' moderna
La nostra non e' una battaglia di parte, ma un idea diversa di sviluppo
Cassina e' ancora un paese vivibile, a misura d'uomo e di bambino. Una sorta di campagna dentro la citta', un posto dove e' bello vivere. Perche' distruggere tutto questo in nome del fatto che il nostro paese potrebbe, forse, attrarre tremila nuovi abitanti? Una citta' moderna non deve consumare altro suolo, ma riqualificare l'esistente e concentrarsi su progetti innovativi.

Io non sono un cassinese da sempre, vivo qui solo da un paio di anni. Sono venuto a Cassina, innanzitutto, perché il centro della mia vita si è spostato in questo paese, famiglia e lavoro. Ma, non lo nascondo, il mio trasferimento è stato stimolato anche da altro. A convincermi e stata l’idea di fondo che Cassina tutto sommato è un paese vivibile, a misura di uomo. Un paese soprattutto a misura di bambino, con tanto verde, circondato da un parco regionale, con grandi spazi aperti e ancora liberi da insediamenti umani. Scoprire che ancora esiste e resiste nell’hinterland milanese un posto così, una sorta di "campagna" dentro la città, è stato il motivo che più di altri mi ha spinto a prendere una decisone.

Oggi alcune scelte amministrative in materia urbanistica mettono a repentaglio tutto questo e frantumano il mio "sogno", che poi è anche il sogno di tutti noi. La nostra non è una battaglia ideologica o "di parte", come qualcuno continua a ripetere, erroneamente. Quella per bloccare il PGT, questo PGT, è innanzitutto una battaglia di principio, una battaglia in difesa di un bene comune, il territorio, che noi riteniamo essere non barattabile.

Le osservazioni al PGT presentate dal Progetto Cassina-Sant’Agata e dalla Lista Civica si occupano di aspetti che hanno a che fare con la vita quotidiana di tutti noi: i cassinesi tutti i giorni infatti attraversano una strada, frequentano una piazza, portano i bambini al parco vicino casa. Tutti i giorni i cassinesi utilizzano un servizio, che sia la scuola per i figli, la piscina comunale, una palestra o uno spazio sportivo. Le nostre osservazioni si pongono lo scopo di cambiare più punti di questo piano strampalato, che non risponde, secondo noi, alle vere esigenze dei cittadini.

Al fianco delle nostre critiche, della nostra opposizione dura al PGT di D’Amico, c'è anche un’idea alternativa di sviluppo, cè anche un’idea diversa di città. Dire ad esempio che a Cassina deve ripartire l’edilizia convenzionata e il social housing, dire che cè bisogno di una nuova idea di centro, pensare a soluzioni che disincentivino l’utilizzo dell’auto, dire che le scuole devono rimanere li dove sono, significa avere una visione secondo me, secondo noi, moderna della città. Oggi la modernità non è consumare ancora territorio libero da insediamenti, la modernità non è certo abbattere i servizi e costruirli uguali da un'altra parte. La modernità è concentrare tutti gli sforzi su piani urbanistici innovativi, che prevedano due concetti chiave: consumo di suolo zero e riqualificazione dell’esistente. Non due concetti astratti, perché molte amministrazioni lungimiranti in tutt’Italia ci stanno provando con successo. Noi invece andiamo a tutta birra verso una strada senza uscita, molto pericolosa.

Tutto il PGT si basa su una previsione: nei prossimi anni la popolazione residente aumenterà esponenzialmente. Prevedere, con dati oggettivi e studi affidabili alla mano, che la popolazione residente aumenterà nei prossimi anni è un conto. Ma fare una stima, ipotizzare, auspicare che questo avvenga è un altro. Distruggere il paesaggio, fare spazio alla residenza privata solo sulla base di ottimistiche previsioni non è solo un azzardo, è una strategia perdente, per tutti. Compromettere pesantemente il territorio perché "forse" arriveranno 3200 nuovi abitanti è da folli, non mi vengono altri termini. E’ già stato detto più volte, si stima che il costruito di questo PGT sia 6 volte il Casale.

Io mi chiedo come sia possibile ipotizzare un piano di questo tipo, che dovrebbe appunto attirare nuova popolazione, senza prevedere minimamente edilizia convenzionata e popolare, senza considerare i problemi economici di cui soffrono in particolar modo le giovani coppie. Dopo questa premessa, si pone ora una domanda: siamo condannati dunque a subire questo piano "indesiderato"? Siamo costretti ad accettare lo scempio che ricadrà sulle teste nostre e dei nostri figli? No, non lo siamo. Se saremo capaci di coinvolgere la città su questo tema, se saremo in grado ad esempio di fare pressione su questa Amministrazione, se continueremo a diffondere le nostre idee, come già stiamo facendo, allora forse, davvero, riusciremmo a fermare questo folle piano.

Andrea Parma, 29 Maggio 2013


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Andrea Parma
29 Maggio 2013