Gli storici considerano il rispetto e il culto dei morti la prima forma di religione e di cultura. L’attenzione e la cura estetica per i luoghi dedicati ai defunti è sempre stata il primo segno della civiltà, anche in tempi in cui di anima nessuno aveva ancora mai parlato. La peggior condanna per un nemico era negargli la sepoltura, in tempi in cui l’anima non era neanche mai stata nominata. Lungo i secoli questa venerazione per i sepolcri, per i luoghi sacri del mistero, del dolore e dell’amore, non è mai venuta meno e, ancora oggi, se vogliamo farci un’idea di un luogo, sia pure di un piccolo paese, guardiamo il cimitero, specchio della vita e dell’identità del posto.
A Cassina, forse perché il cimitero non ha di fronte la stazione della metropolitana, questo senso di appartenenza non è evidentemente sentito. Chi passa in via Michelangelo vede, al suo ingresso, spazi di verde incolto che si sviluppano nell’abbandono, a sinistra dell’entrata e a destra, dietro a una bacheca per gli annunci istrituzionali : erbe alte, piante secche non rimosse... che idea dobbiamo farci del Paese di fronte a tanta trascuratezza?
Ci sono le fontanelle pubbliche lasciate rotte per anni e anni - come quella, molto importante per la Cassina che cammina e pedala, che si trova nel giardinetto all’inizio della frequentatissima ciclopedonale per Vignate; ma la sciatteria che si estende all’ingresso del cimitero segnala che lo stato di abbandono non è soltanto un fatto di trascuratezza e incuria, quanto soprattutto di sensibilità e di cultura.
Franca Marchesi, 13 Luglio 2013
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