La scuola versa in difficoltà ampiamente sottovalutate; il tempo pieno è stato ridotto a tempo svuotato degli spazi di didattica laboratoriale che garantivano l’operatività, l’utilizzo dei diversi linguaggi, l’attenzione agli stili ed ai ritmi di apprendimento individuali e il rapporto col territorio.
L’offerta di servizi compensativi da parte delle amministrazioni comunali diventa dunque cruciale per la qualità della scuola in vari ambiti.
Le conseguenze dei “tagli” ministeriali stanno già infatti materializzandosi, per esemplificare, in classi smembrate e parcheggiate in caso di assenza dell’insegnante e in macroscopiche diversità di trattamento, nello stesso istituto, tra classi che hanno l’insegnante prevalente ed altre che hanno l’orario coperto dalle ore residue degli stessi insegnanti - ore non più utilizzabili per compresenze, alternativa alla religione e supplenze (comprese quelle che consentivano l’organizzazione dei viaggi d’istruzione ).
E’ quindi comprensibile per una neo-amministrazione riproporre senza evidenti varianti il precedente PIC (Piano Integrativo Comunale anche detto Piano di Diritto allo Studio ndr), tuttavia poco significativo in rapporto alla situazione “gelminiana”. Peraltro assistiamo, a cose fatte, alla soppressione nel Piano di Zona di un servizio, come quello dello Spazio d’ascolto con la psicologa, per il quale a giugno era stato richiesto un potenziamento.
Il progetto era destinato alla fascia d’età più critica (II e III media) ed era stato studiato ed attuato in passato per venire incontro ad importanti bisogni educativi e ad una richiesta di dialogo alla quale spesso a questa età i ragazzi non trovano risposta nella famiglia. Un intervento distruttivo locale che si aggiunge ai tanti previsti dalla “riforma” ministeriale, a fronte di una società civile sempre più disorientata ed apatica (vedi recentemente elezioni degli organismi collegiali). La giustificazione che si sospende il tutto per un anno in attesa di ripensare, razionalizzare, rendere più omogeneo, cioè la teoria della “pausa di riflessione”, può essere bevuta solo da chi non ha già assistito a precedenti interventi analoghi, ad esempio per i Consigli Comunali dei Ragazzi dove ripensamento ha significato il loro cestinamento.
Infine, a proposito della polemica sui crocefissi. I crocefissi nelle aule e lungo i sentieri di montagna, cappellette votive, tondi con Santi e Madonne sulle facciate dei palazzi non hanno mai dato fastidio a nessuno, se non in periodi di furori giacobini o komunisti. Obbligare a toglierli e obbligare a tenerli - al di là delle sottigliezze giuridiche - sono entrambi, a mio parere, atteggiamenti poco confacenti alla laicità dello stato: danno eccessiva enfasi ad elementi che ognuno è libero di considerare come crede, senza sentirsi minimamente discriminato.
I bambini che non seguono l’insegnamento della religione cattolica sono invece discriminati dall’abolizione di fatto ( eliminando cioè la risorsa che ne consentiva l’attuazione ) dell’ora di “alternativa”: l’ora di ”alternativa alla religione” garantiva, su opzione, ai diversamente credenti una pari opportunità, cioè un’ora settimanale con un insegnante tenuto a presentare un progetto didattico ed una valutazione quadrimestrale, al pari di ogni altra attività didattica. Non ho visto nessuno scandalizzarsi per la sua sparizione.
Si levano scudi sui crocefissi che, nelle aule dove non ci sono, è solo perché non vi sono mai stati messi; la disuguaglianza di trattamento fra chi segue l’insegnamento cattolico e chi no, invece, ha sollevato forse obiezioni e proteste?
Franca Marchesi - Cassina de’Pecchi, 25 Novembre 2009
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