A proposito delle celebrazioni in versione "neutra", della ricorrenza del 25 aprile 1945, come è accaduto in alcuni comuni (tra cui il nostro) poco osservanti dello spirito e della lettera delle norme istitutive delle feste nazionali, alcune parole non ambigue emergono da una citazione tratta dal testo di Aldo Cazzullo "Viva l’Italia!" che riporta documenti e testimonianze storiche del Risorgimento e della Resistenza:
[...]Al poligono di tiro del Martinetto cade anche il capitano Balbis, decorato a El Alamein [...] Il giudice di Salò che lo interroga nel processo-farsa gli rinfaccia: "Capitano, voi siete un valoroso, voi avete avuto un’alta onorificenza germanica, voi dovevate dare tutto per salvare la patria". E lui: "Io ho dato tutto per salvare la mia patria. Ho camminato sempre sulla linea dell’onore, non ho mai dimenticato l’ideale del soldato e perciò del mio giuramento".
Nella risposta del capitano Franco Balbis al funzionario di un regime fantoccio nelle mani di Hitler, c’è già la motivazione per individuare non solo quale fosse la parte giusta nella guerra civile, ma anche quale fosse la vera Italia, quale il governo legittimo. Balbis non mostra soltanto come chi combattè i nazisti avesse ragione e chi li appoggiò avesse torto (un’ovvietà in qualsiasi paese occupato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale, tranne che nel nostro). Balbis fornisce in poche parole, lucidissime nonostante le terribili pressioni del processo e del plotone d’esecuzione, l’argomento definitivo per dimostrare che i resistenti – i partigiani, la popolazione civile che li sostenne, i cinquemila fucilati di Cefalonia, i militari rinchiusi nei campi di prigionia in Germania – hanno servito l’Italia e adempiuto al loro dovere, mentre i nemici che davano loro la caccia, che li fucilavano, li impiccavano, li torturavano, hanno servito un esercito straniero e invasore comandato da uno dei personaggi più sinistri della storia.
Questa è la risposta che è stata evitata nell’ultimo Consiglio Comunale dalla giunta di centro destra a Cassina de’ Pecchi, dove al manifesto con l’intestazione pseudo-bipartisan, in realtà revisionista, sono seguite scritte più esplicite sul muretto davanti al monumento ai Caduti in piazza Unità d’Italia. Le scritte sono state fatte prontamente ripulire, mentre la "pulizia" dell’intestazione del manifesto è stata affidata agli organi di stampa con dichiarazioni di volontà di equidistanza e di intenti pacificatori incompresi dai soliti malfidenti ideologizzati ( v. Gazzetta del 23 aprile e Il Giorno del 22 aprile).
Nel Consiglio Comunale infatti il Sindaco ha accuratamente trascurato di dare risposte sui contenuti e sul merito delle scritte, etichettando come imbecilli tutti gli imbrattatori, riducendo il problema a quello delle tecniche di ripulitura: come far riprendere il candore e la verginità ai marmi imbrattati da scritte. Il discorso posto dai consiglieri d’opposizione è quindi risultato trito, inutile e perditempo.
Siamo ancora qui a chiederci dunque:
come resistere alla ormai prevedibile riapertura, ad ogni celebrazione pubblica, di una polemica politica che richiama divisioni antistoriche (anteriori alla caduta del “muro”);
come resistere alla sistematica denigrazione dell’avversario;
come resistere all’occultamento dei valori collettivi, nazionali, civili, come un tempo si faceva con “gli ori” sotto il materasso…;
come mantenere le promesse di un passato che dovrebbe dare energia ed orgoglio agli italiani e viene reso "trapassato" dalla distrazione, dalla pigrizia, dall’interesse egoistico, dal timore di sembrare di parte.
Franca Marchesi, 30 aprile 2011
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