Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Perché proprio il 25 aprile
Le feste nazionali sono un'occasione per studiare la nostra storia
Cosa ne è di feste nazionali come quella della Liberazione, appena trascorsa, o della Festa della Repubblica che ricorrerà il 2 giugno? L’interesse sarà se c’è il ponte, se si terranno aperti i centri commerciali? Quali appannate immagini storiche evocano ancora queste date? La transizione politica passa anche per ricorrenze come queste?

Forse perché il 17 marzo dello scorso anno le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia hanno avuto un’eco e una partecipazione insperati e qualcosa è rimasto; o magari perché le ultime cronache del malaffare hanno scolorito molto le sgargianti concezioni e le aberranti parole d’ordine del partito padano; resta il fatto che, in occasione del 67° anniversario della Liberazione, la festa nazionale del 25 aprile ha avuto anche a Cassina de’ Pecchi una commemorazione decorosa: il corteo, la banda, la piazza Unità d’Italia piena e, la sera, una rappresentazione, al teatro Martesana, ben fatta, all’insegna della Memoria ferma e chiara, che solo i testimoni possono trasmettere.

In piazza, alle 10, c’erano quelli che vanno alle cerimonie civili da quando erano in carrozzina, quelli che "la storia l’hanno imparata a scuola", quelli che "si sentono cittadini" e qualche curioso.

Giunto alla cerimonia quando il Vicesindaco Parati aveva terminato la sua presentazione dignitosa e "storicamente corretta", il Sindaco, forse per non voler essere ripetitivo, ha tenuto un discorso sulle istituzioni, sul Parlamento... senza pronunciare termini come "liberazione" "partigiano", "resistenza" e altri del repertorio storico, ampiamente presenti, subito dopo, nelle appassionate parole della Presidente dell’ANPI di Cassina.

Già, perché il 25 aprile non è la festa della Repubblica italiana, che si celebra invece il 2 giugno, con riferimento al 2 giugno 1946, giorno in cui gli italiani votarono al referendum per scegliere tra la forma di governo monarchica e quella repubblicana per il nuovo stato. Il 25 aprile è la festa della Liberazione!1

Molti giovani cittadini, forse a causa della stessa preoccupazione di evitare ripetizioni, hanno passato la scuola dell’obbligo senza veder trattati gli eventi in questione: non li hanno appresi nei programmi di storia né in laboratori di Cittadinanza e Costituzione o di Convivenza civile che spesso hanno fatto la fine dell’Educazione Civica di buona memoria. Potrebbero costoro chiedersi spaesati: Liberazione "da chi?", Resistenza "a che cosa?".

Le feste nazionali devono servire anche per studiare e ripassare la storia che, in quanto "bene comune", accresce la coscienza civile orientata al nostro presente. Prendiamo in prestito le parole del ministro Andrea Riccardi pronunciate in un’intervista al Mattino: "E’ un giorno che resta un tratto fondamentale dell’identità italiana, (...) a maggior ragione oggi che la nostra democrazia vive un momento di difficoltà. Furono tanti gli italiani che vissero l’esperienza di quelle giornate, attraverso la resistenza armata, ma anche con la solidarietà e la testimonianza (...). Un’esperienza è unificante non perché vi hanno concorso tutti, ma perché ha rappresentato un passaggio fondamentale per la nostra democrazia. Il messaggio che deve passare è chiaro e non va smarrito: alcune persone, a rischio della vita, hanno anteposto al proprio utile il bene e la salvezza di tutti".

Franca Marchesi, 27 Aprile 2012


1Il 25 aprile è una delle festività civili della Repubblica italiana, quella in cui si ricorda la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime fascista e della Seconda guerra mondiale, simbolicamente sancita al 25 aprile 1945. La data venne stabilita ufficialmente nel 1949, e fu scelta convenzionalmente perché fu il giorno della liberazione da parte dei partigiani delle città di Milano e Torino, anche se la guerra continuò per qualche giorno ancora, fino ai primi giorni di maggio.
A guerra conclusa, un decreto legislativo del governo italiano provvisorio, datato 22 aprile 1946, dichiarò "festa nazionale" il 25 aprile, limitatamente all’anno 1946. Fu allora che, per la prima volta, si decise convenzionalmente di fissare la data della Liberazione Nazionale al 25 aprile, giorno della liberazione di Milano e Torino.
La scelta venne fissata in modo definitivo con la legge n. 260 del maggio 1949, presentata da Alcide De Gasperi in Senato nel settembre 1948, che stabilì che il 25 aprile sarebbe stato un giorno festivo, in quanto "anniversario della liberazione".
Il 24 aprile gli alleati superarono il Po, e il 25 aprile 1945 i soldati tedeschi e della repubblica di Salò cominciarono a ritirarsi da Milano e da Torino, dove la popolazione si era ribellata e iniziarono ad arrivare i partigiani, con un coordinamento pianificato. A Milano era stato proclamato, a partire dalla mattina del giorno precedente, uno sciopero generale, annunciato alla radio "Milano Libera" da Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica, allora partigiano e membro del Comitato di Liberazione Nazionale. Le fabbriche vennero occupate e presidiate e la tipografia del Corriere della Sera fu usata per stampare i primi fogli che annunciavano la vittoria. La sera del 25 aprile Benito Mussolini abbandonò Milano per dirigersi verso Como (verrà catturato dai partigiani due giorni dopo e ucciso il 28 aprile).
Si chiamò allora "Resistenza" l'opposizione non soltanto italiana, ma europea e mondiale, ai campi di sterminio, alle camere a gas, alle persecuzioni razziali, alle uccisioni indiscriminate, alla violenza fisica e morale e alla negazione dei valori umani.
"La Resistenza è, con il Risorgimento, uno dei pilastri su cui sono fondate la nostra democrazia e la nostra libertà, beni inalienabili dell’individuo" ha detto il Presidente del Consiglio, Mario Monti.


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Franca Marchesi
27 Aprile 2012